Aletheia - Scuola di Movimento

L’illusione dell’apertura per risolvere l’ipercifosi

 In un recente sondaggio su Instagram ho chiesto: ‘Se hai la gobbetta (ipercifosi), quale ponte è meglio? Yoga (estensione) o Pilates (allineamento)?” La maggioranza ha risposto A (Yoga). La logica sembra filare: se sono chiuso in avanti, devo aprire il petto, no? Sbagliato. O meglio, incompleto. La risposta corretta era la C: Tutti e due, e nessuno dei due.

Ecco perché la vostra intuizione vi ha tradito (e perché il mainstream sbaglia):

  1. L’Errore di Focus: Torace vs. Cilindro  L’Illusione Ottica della “Apertura” 

Avete guardato il torace in espansione di Setu Bandhasana (ponte Yoga) e avete pensato fosse la variante più adatta, ignorando la meccanica del bacino. Quell’”apertura” è solo un’illusione ottica e l’approccio ‘chiuso vs aperto’ è superficiale. Se hai un blocco dorsale (ipercifosi) e forzi un’estensione massimale senza specifici prerequisiti, la colonna non si estenderà dove speri (nel torace), ma si spezzerà dove è più facile: nella lombare. Il risultato è il Rib Flare: le costole esplodono in avanti, il diaframma non “guarda” più il pavimento pelvico e il cilindro addominale perde allineamento. Meccanicamente, sei instabile.

Qui sta la sfumatura che fa la differenza tra un amatore e un professionista del movimento. Molti confondono l’ipercifosi (che è un crollo anteriore passivo) con la protrazione scapolare, necessaria per la Respirazione Posteriore. Protrarre le scapole e gonfiare la schiena non significa accentuare la gobba. Significa espandere la gabbia toracica posteriormente per evitare che le costole scappino in avanti. È l’unico modo per mantenere il torace allineato sul bacino.

Qui entra in gioco la competenza tecnica. Nel vero Setu Bandhasana, l’espansione toracica non avviene contraendo gli addominali. Il famoso Uddiyana Bandha che si dovrebbe attivare in questa posa richiede una pancia rilassata, non risucchiata attivamente. Creare una tensione artificiale ‘tirando l’ombelico alla colonna’ crea restrizione, non supporto. Dire ‘attiva il core’ in un ponte Yoga è spesso una scorciatoia comoda per insegnanti che non sanno guidare il praticante attraverso la sensazione corretta. Se blocchi l’addome, blocchi il diaframma. E se blocchi il diaframma, non stai aprendo il cuore, stai solo inarcando la schiena.

Dall’altra parte abbiamo il ponte del Pilates. Un insegnante formato seriamente sul matwork (non con un corso lampo di fitness) sa spiegare esattamente la differenza tra un pelvic tilt e un pelvic press. Nel Pilates, spesso si lavora mantenendo le coste connesse al bacino (il famoso cilindro addominale). Perché? Per insegnare al corpo a estendere l’anca senza perdere la stabilità lombare. È meno scenografico dello Yoga, ma è la base biomeccanica per delle estensioni d’anca che reclutino realmente i glutei senza conseguenze sulla schiena e valgono non solo per eseguire un ponte o in una classe di Pilates, ma anche come principi per muoversi in sicurezza sotto carico in diversi esercizi tipici del fitness (squat, stacchi, press, push up…).

Nello Yoga, il ponte (Setu Bandhasana) richiederebbe l’Uddiyana Bandha, che si ottiene con un addome rilasciato e un vuoto pneumatico naturale, non risucchiando la pancia o contraendo gli addominali per paura di farsi male alla schiena. L’istruzione “tieni il core” spesso usata da insegnati a sproposito è una scorciatoia che impedisce di sentire il vero sostegno interno. Nel Pilates, invece si impara a gestire il tilt pelvico e a posizionare correttamente le coste anteriori per creare una base solida.

Qui entra in gioco la psicologia del corpo (Lowen). Dire a una persona ipercifotica “apri il petto” spesso porta a un atteggiamento militare: petto in fuori, respiro bloccato, diaframma congelato. Questa non è apertura, è un’armatura caratteriale. È uno stato di allerta costante per il sistema nervoso. La vera apertura richiede sicurezza, non insistenza contro una resistenza. La respirazione posteriore massaggia il mediastino e stimola il Nervo Vago, portando il sistema dalla difesa alla calma.

La Risposta giusta era la C: “Tutti e due, e nessuno dei due”. Perché?

Solo quando sai gestire il bacino e le coste, puoi evolvere verso l’estensione dello Yoga, permettendo al torace di espandersi dall’interno come un palloncino, non forzando esternamente un’estensione senza essere pronti.

Non cercate la forma estetica che vedete su Instagram. Cercate la funzione interna. Prima impariamo l’allineamento torace-bacino, poi impariamo a lasciar fluire l’energia nell’apertura (Yoga).

Che sia un ponte, uno stacco da terra o uno squat, la regola è la stessa: senza controllo del centro, l’ostinazione a voler “aprire” porta solo a compensazioni.

💬 Ti sei mai accorta/o di “spanciare” quando provi ad aprire il petto? Dimmi se senti la differenza tra “aprire” e “spezzare”.

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Una risposta

  1. Ciao Naila, sempre interessante.

    Facendo attenzione a cosa provo quando apro il petto direi si, tendenzialmente tendo (o tendevo.. forse qualche esercizio mi sta aiutando???) a spanciare e soprattutto a fare una iper lordosi. Se mi concentro, sento bene il petto che si apre, e che mi “allungo”.

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